Una esperienza extra-ordinaria di una esploratrice

Oggi R.S. ha condiviso la seguente esperienza nel gruppo Facebook “Hemi-Sync Italia” https://www.facebook.com/groups/235019830635231/

Sia il post sia gli interessantissimi commenti di R.S. si possono leggere iscrivendosi al gruppo Facebook di cui sopra a questo link https://www.facebook.com/groups/235019830635231/posts/995611911242682/

“Condivido con voi un’esperienza recente. Mi spiace, sono prolissa, durerà un po’ 😉

Il papà della mia cara amica G, che io non conosco e che chiamerò Paolo, è stato ricoverato in ospedale in condizioni critiche, così lei – sapendo dei lavori energetici che ho imparato attraverso i corsi Hemi-Sync – mi ha chiesto di inviargli un po’ di energia buona e di serenità. Per diverse notti, quindi, ho compiuto le mie ‘missioni’ verso Paolo. Una notte, però, invece di ritrovarmi nel solito scenario, mi ritrovo inaspettatamente altrove: ho l’impressione di essere in una piccola stazione ferroviaria, sulla banchina di un binario assolato, in fondo alla quale c’è una panchina e seduto sulla panchina c’è Paolo. Pare in attesa di un treno, ma in uno stato un po’ ansioso e un po’ confuso. Sono confusa anche io: so che Paolo al momento dovrebbe essere in un coma indotto, forse per questo oggi lo trovo qui? Oppure sono sulla scena di un possibile recupero in F23? Ma quindi Paolo è deceduto? Mah… in ogni caso, vado avanti. Mi avvicino, mi siedo cauta accanto a lui e attendo che si accorga della mia presenza, poi gli sorrido e gli chiedo dove vada di bello. Lui mi risponde agitato, dicendo che sa che deve andare da qualche parte ma non sa dove, non se lo ricorda, che l’hanno lasciato lì da solo e non sa proprio che fare. Probabilmente perché nutro dei dubbi rispetto a una situazione che non ho cercato e che non mi aspettavo, a questo punto perdo l’esperienza. Non ne parlo con la mia amica, pensando di tenere per me un qualcosa che può essere solo frutto della mia fantasia.

Però mi resta il pensiero e quando, la notte successiva, mi accingo a ripetere il lavoro energetico su Paolo, ecco che subito mi ritrovo di nuovo nella stessa stazione assolata, presso la stessa panchina. Paolo è ancora agitato, soprattutto perché è solo, e si chiede dove sia finita la moglie, la cerca, la reclama più volte, proprio non capisce perché mai non sia assieme a lui. La situazione sembra bloccata lì e allora cerco di creare una dinamica per andare avanti, chiedendogli se abbia provato a contattare qualcuno della sua famiglia, ma lui risponde che non ha il cellulare, che non è riuscito a comunicare con nessuno. Allora gli rivelo che sono amica della figlia e adesso proverò a contattarla, così estraggo il mio cellulare, ma la linea di G. risulta muta… niente aiuto, mannaggia 🙂 A quel punto, e non so proprio da dove mi è venuto, gli dico di spostarci dentro, nella sala d’attesa, e che, se rimarrà lì, qualcuno che conosce sicuramente verrà a prenderlo. Sentendo poi di star perdendo il contatto, e non volendo scomparire bruscamente davanti a lui, gli dico che vado un momento in bagno, rassicurandolo ancora una volta che qualcuno di sua conoscenza verrà per lui. Mentre mi allontano, come in un flash, vedo una coppia, un uomo e una donna, e percepisco che sono forse fratelli di Paolo che sono già ‘di là’. Stanno venendo a prenderlo?

La mattina sento la mia amica e lei mi dice che il giorno prima il papà è deceduto. Mi conferma che lo scenario in cui l’ho trovato è molto tipico di Paolo, che si è sempre sentito perso senza la moglie accanto, soprattutto quando doveva fare spostamenti, e specialmente partire in treno. Mi dice letteralmente: ‘non faceva un passo senza mamma’ e aggiunge che il papà ha un fratello ‘di là’ con la moglie, dunque potrebbero essere andati proprio loro ad accoglierlo…

Rimasta ancora col pensiero, la notte dopo provo a tornare alla stazione e invece, ancora una volta, mi trovo inaspettatamente altrove: sono nei pressi di un casale di campagna molto grande, circondato da un bel prato verde e su quel prato c’è una lunga tavolata di persone. Sembra una festa, o un tipico pranzo della domenica, in un’atmosfera calda e allegra. Tra le persone, a capotavola, c’è Paolo. Ha un cappellino in testa, sembra una coppola. Sta bevendo del vino e sembra tutto contento, per questo: se la sta proprio godendo. Mi accorgo che non mi vede, che non si accorge della mia presenza, e allora provo a percepire il suo stato: è sereno, molto contento, l’unica cosa che un po’ lo rattrista è la lontananza dalla moglie, ma mi arriva come il pensiero ‘tanto sono qui e l’aspetto: quando sarà il suo momento la porto qui, staremo bene’.

La mattina dopo chiedo conferme alla mia amica, che mi dice che suo padre portava sempre un cappellino in testa, e aveva anche delle coppole. Che per lui il piacere della vita erano le tavolate, che facevano sempre quando lei era piccola, erano proprio il suo ‘paradiso in terra’. E che amava molto il vino: se lo faceva anche da solo, ma negli ultimi anni il dottore glielo aveva vietato.

Insomma, le due situazioni/ immagini di Paolo (l’attesa ansiosa al treno e la tavolata in compagnia), secondo la mia amica, sembrano descrivere proprio il suo papà in due sue caratteristiche tipiche… e per me possono significare prima uno stallo in F23 e poi un passaggio in F27, dove Paolo ha compreso la sua nuova condizione e si sta ambientando con l’aiuto dei parenti e/o degli aiutanti. Io spero di avergli dato, seppur goffamente, una mano.”

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